Testamento olografo: la "mano guidata"

Uno dei quesiti cui il Grafologo Giudiziario si trova molto spesso a dover dare una risposta è quello di accertare se un testamento olografo sia autografo o apocrifo.

In taluni casi, però, all'esperto viene anche richiesto di verificare se le disposizioni del de cuius siano state scritte autonomamente oppure se questi sia stato portato a vergarle tramite la tecnica della "mano guidata". 

Con l'espressione "mano guidata", in generale, si intendono tutti i casi nei quali il grafismo spontaneo di una persona viene modificato dall'intervento di un'altra mano (mano guidante).

La normativa codicistica prevede che il testamento olografo "deve essere scritto per intero, datato e firmato dal testatore" (art. 602 codice civile), mentre un ormai costante orientamento giurisprudenziale ha stabilito che tale atto è affetto da nullità, oltre che nel caso in cui sia stato scritto da persona diversa dal testatore, anche nel caso in cui un terzo abbia condotto la mano del testatore o sorretto la penna, contribuendo alla formazione delle lettere anche senza sovrapporsi alla volontà del testatore, ma rendendo la mano dello stesso inerte e passivo. In tale ipotesi, difatti, non si verifica un aiuto nella redazione dell'atto ma una sostituzione. Se, invece, il terzo si limita ad accompagnare la mano del testatore per realizzare una grafia più ordinata, chiara e leggibile, il testamento è valido.

L'accertamento richiesto al Grafologo Giudiziario, in questa particolare fattispecie, è molto delicato perché il problema è dato dalla difficoltà di capire dove termini il ruolo di una mano e dove subentri l'azione dell'altra.

In generale, gli effetti che si possono riscontrare nella produzione grafica nel caso di "mano guidata" sono i seguenti:

1) se prevale l'energia scrittoria del testatore in tutte le caratteristiche della sua grafo-motricità (inclinazione, estetica, collegamenti, ampiezze, pressione, direzione, ecc.) e la mano guidante si limita ad un'assistenza esecutiva senza modificare le peculiarità espressive del soggetto guidato, nella scrittura si riscontra solo un tracciato più rigido e un lieve aumento della dimensione delle lettere;

2) se, invece, prevale l'energia scrittoria del soggetto guidante, il prodotto grafico evidenzierà un forte allontanamento dalla funzionalità scrittoria del soggetto guidato, con una presenza minima della sua gestualità espressiva;

3) se, infine, vi è la partecipazione attiva di entrambi i soggetti (guidato e guidante), la produzione grafica non mostrerà più la prevalenza dell'una o dell'altra natura grafo-motoria, ma si noteranno contrasti, anche accentuati, di tendenze diverse, un sovraccarico di energia in alcuni punti, freno e sforzo in altri. In questo caso, sono palesi i sintomi del conflitto che viene a generarsi tra le due funzionalità grafiche e lo sforzo di esecuzione al quale i due soggetti sono sottoposti. La supremazia di una mano sull'altra è limitata solo ai momenti in cui la cedevolezza di una mano ha consentito la maggiore espressività dell'altra.

In ogni caso, va sempre tenuto presente che la grafia stesa con la mano guidata o assistita non può essere qualitativamente superiore alla scrittura abituale del soggetto guidato e che, se il soggetto guidato non è inerte ma libera comunque la sua volontà scrittoria, le due energie inevitabilmente creano interferenze, producendo movimenti anormali e forme grottesche.