Scrittura e disagio

L'adolescenza è senz'altro un periodo di crisi, inteso quale fondamentale momento di cambiamento, separazione, scelta. Alle prese con molteplici ordini di trasformazioni (fisiologiche, somatiche, sessuali) - che, dal punto di vista della vita quotidiana, vanno a sovrapporsi al passaggio dalla scuola superiore di primo grado alla scuola superiore di secondo grado - l'adolescente fatica a "riconoscersi": pensa nuovi pensieri, sperimenta forti emozioni fino ad allora sconosciute, si guarda allo specchio e si trova diverso.

V'è una vera e propria "crisi d'identità" che porta all'abbandono delle identificazioni passate e alla progressiva costruzione di un'identità sessuale e adulta: non ci si riconosce più nell'ambiente familiare, ci si allontana dai genitori, si è costretti ad un vero e proprio "lutto dell'infanzia" per cercare nuovi "oggetti" con i quali identificarsi (amici, partners sentimentali, adulti esterni alla famiglia, gruppi).

Questi mutamenti generano spesso nei genitori dei sentimenti d'ansia, legati al futuro dei propri figli, alle loro difficoltà relazionali e scolastiche. Si tratta di preoccupazioni condivisibili, ma che si riferiscono ad una fase della crescita che tutti hanno attraversato, genitori compresi.

La situazione diviene problematica nel momento in cui dietro alla "crisi adolescenziale" si cela un disagio più profondo.

Il disagio si può manifestare attraverso un arresto nel processo di cambiamento che può comportare disagi psichici di varia natura, quali assenza di benessere, difficoltà nell'affrontare le situazioni del quotidiano, scarsa autostima, senso di frustrazione, comportamenti antisociali, dipendenze da sostanze, disturbi del comportamento alimentare, ritiro sociale, ... che compromettono la possibilità del ragazzo di aprirsi alla vita e alle nuove esperienze che essa gli propone.

Al contrario, si può anche riscontrare un eccesso di equilibrio e di apparente maturità che può portare ad una "pseudo-crescita" e alla formazione di quello che viene definito in psicologia come "falso sé". L'adolescente crea un'immagine di sé artificiosa, ossia appare al mondo come una persona che ha già raggiunto una piena maturità, anche se questo è un modo per celare una grande fragilità.

Altra situazione è quella in cui il ragazzo non vive alcuna "crisi adolescenziale". In questo caso, il soggetto non emergerà da quello stato di dipendenza che caratterizza il periodo dell'infanzia e non riuscirà ad operare quel processo di differenziazione del sé.

Purtroppo, quasi tutte le situazioni di disagio dipendono dall'ambiente in cui vive il ragazzo: condizioni negative, famiglie caratterizzate da forte conflittualità, deprivazione culturale o affettiva, situazioni di abbandono.

Ma se il rapporto con l'ambiente è fondamentale per una crescita equilibrata, altrettanto rilevanti sono alcuni tratti della personalità in evoluzione che possono favorire le condizioni di malessere. L'ansia, l'angoscia, la scarsa autostima, la forte emotività, l'irrequietezza, la depressione rendono difficile l'inserimento nell'ambiente scolastico e sociale e impediscono al ragazzo di utilizzare appieno le proprie capacità e risorse.

In tali casi, l'esame della scrittura e del disegno, aggirando le difficoltà collegate alla comunicazione verbale del disagio vissuto, permette di rilevare precocemente i fattori che possono pregiudicare il normale processo di crescita sia del bambino che dell'adolescente.

In genere, le grafie rivelatrici di un disagio mostrano segni che indicano:

- insicurezza o angoscia (titubante, tentennante e soprattutto stentata);

- ansia (lettere addossate in grado elevato, disturbi del ritmo);

- bassa autostima (cadute di calibro, spazi eccessivi tra parole, margini ampi);

- forte emotività (intozzata 2° modo di grado elevato);

- scarsa reattività, dipendenza dall'ambiente, depressione o abulia (rigo discendente, minuziosa, sciatta, forme letterali flosce e cascanti).

Ma, soprattutto, l'esame della scrittura e del disegno consente di conoscere le potenzialità del ragazzo, gli aspetti sui quali far leva per superare le difficoltà o per impedire un aggravamento della situazione.

Non dimentichiamo mai che la migliore educazione e la migliore terapia consistono nella prevenzione. E' necessario intervenire quanto prima, non solo sui soggetti a rischio per favorire l'autonomia, l'autostima e lo sviluppo della personalità, ma anche sull'ambiente, per rimuovere le condizioni negative che possono costituire possibili cause di disagio.