Grafologia e DSA: la Disgrafia

La difficoltà di tracciare correttamente lettere e numeri, che il bambino inizia a manifestare generalmente dal terzo anno della scuola primaria, non sempre è la risultante di scarso impegno o disattenzione, quanto, molto frequentemente, di un vero e proprio Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA) denominato "Disgrafia" (Legge N. 170/2010).

La disgrafia è un disturbo specifico della scrittura che si inserisce nel quadro delle difficoltà grafo-motorie e, come tale, può essere considerata una sindrome, non riconducibile ad un deficit neurologico o intellettivo, che rallenta fino ad impedire l'apprendimento, il consolidamento e la conseguente automatizzazione del gesto grafico. E' un problema molto serio, in quanto crea un senso di inadeguatezza, i bambini si convincono di non essere capaci a "fare", la loro autostima si abbassa e, a quel punto, inizia a venir compromessa anche la sfera emozionale e la capacità di socializzare. A livello psicologico questo va ad interferire con un sano sviluppo cognitivo e di personalità, il bambino che si convince di non riuscire a scrivere come gli altri, ad essere ordinato e stare al passo con i compagni, inizierà a sentirsi un "diverso". Con tutto quello che ne consegue.

Attualmente nelle scuole c'è una crescita esponenziale di tale disturbo, circa il 20% dei bambini è disgrafico e, nella maggior parte dei casi, la disgrafia purtroppo è addebitabile a uno scorretto apprendimento dei movimenti alla base della scrittura, giocando un ruolo importantissimo anche una scorretta postura e/o impugnatura del mezzo scrittorio.

Il disturbo purtroppo, nonostante l'invito del legislatore (cfr. art. 2 e 4 Legge 08 ottobre 2010 n. 170, recante "Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico") e la costante sensibilizzazione da parte delle associazioni e professionalità del settore, non viene individuato precocemente e il bambino è costretto a vivere una serie di insuccessi senza che ne riesca a comprendere il motivo.

Si tratta di disattenzione, di superficialità, di ignoranza da parte dell'insegnante per mancanza di una formazione in tal senso? Si pensi che, a tutt'oggi, sui quaderni di bambini palesemente disgrafici, si leggono inviti da parte dell'insegnante a "scrivere bene", a "stare più attento", a "rifare meglio quanto si è scritto". Inviti, peraltro, che in molti casi minano ancor più la scarsa motivazione rimasta rendendo, col passare del tempo, estremamente difficoltosi, se non del tutto inefficaci, eventuali interventi didattici mirati o di rieducazione del gesto grafico.

In questo scenario raccapricciante, la scienza grafologica svolge un ruolo assai importante in quanto, attraverso l'esame della scrittura e del disegno, il Grafologo è in grado accertare, sin dall'ingresso del bambino alla prima classe della Scuola primaria di primo grado, l'adeguatezza dei prerequisiti funzionali all'apprendimento della scrittura in corsivo, la corretta evoluzione del corsivo, l'eventuale presenza di segnali disgrafici, gli eventuali interventi da attuare per ripristinare o sviluppare le capacità carenti.

L'individuazione precoce dei segnali d'allarme nella scrittura costituisce un'importante misura di prevenzione della Disgrafia che potrebbe ridurre sensibilmente il numero delle disgrafie restituendo ad ogni bambino il piacere di scrivere.